lunedì 27 aprile 2015

INTORNO ALLE "CITTA' INVISIBILI" DI CALVINO 1

LA FAMIGLIA UNDERSON SI RIBELLA A “LEONIA”

di Rehman

 
   La famiglia Underson, una famiglia molto ricca, formata da Mark, Chelsea e da due bambini: il maschio Jack aveva 13 anni, la femmina Angiolina  ne aveva 6 viveva a Leonia da quando Mark e Chelsea si erano sposati.
   La loro villa con piscina, giardino e garage era a due piani: nel pian terreno vi era la zona giorno con cucina, salotto e due bagni, mentre al piano superiore vi era la zona notte con tutte le camere ed i bagni in ogni stanza per la famiglia.
   Ogni mattina, al risveglio, tutti erano molto contenti di trovare vestiti e scarpe nuove, saponette profumate, le loro preferite erano all’arancio,  e amavano aprire ogni giorno il loro barattolo di marmellata sigillata per fare un ottima colazione con il pane fresco.
   Questa famiglia modello non si era mai chiesta dove finissero i rifiuti di ogni giorno ed era molto felice nel suo  mondo dorato.
   Un giorno di vacanza i due ragazzi chiedono ai genitori di poter fare una gita in montagna ed un bellissimo picnic anziché stare sempre nel giardino e nella piscina della villetta.
   La richiesta viene accolta con gioia dai genitori che cominciano a preparare una buona merenda utilizzando i nuovi prodotti che ogni mattina si trovano nell’armadio della cucina.
   Salgono in macchina e si avviano verso la periferia di Leonia, i finestrini sono abbassati perché fa molto caldo, ad un certo punto Angiolina si lamenta di sentire una strana puzza.
   Pochi istanti dopo anche Jack dice la stessa cosa.
   Mamma e papà si rendono conto che i ragazzi hanno ragione, cercano di capire il motivo di tale puzza e si accorgono che fuori dal finestrino di sinistra vi è un enorme immondezzaio pieno di mobili, scarpe, bucce di frutta e realizzano che quelli sono i loro rifiuti.
   Il panorama tutto intorno è orrendo, non vi sono i prati ed i fiumi che loro sognavano per fare il picnic ma solo cose sporche e con cattivo odore.
   Tornano immediatamente a casa discutendo della cosa e capiscono che il loro modo di vivere è sbagliato, che ammucchiare quintali di rifiuti solo perché si vuole una saponetta o una marmellata fresca non è accettabile sia per l’ambiente che per i consumi.
   Decidono allora di rinunciare al sistema di vita adottato da Leonia e di consumare fino in fondo tutto il cibo e cambiare scarpe e vestiti solo quando è necessario.
   Per quanto riguarda la spazzatura decidono, coinvolgendo anche i vicini, di utilizzare l’umido per concimare i loro orti ed ottenere verdure più sane, tutte le altre parti solide della spazzatura possono essere riciclate costruendo mobili, recinti ed altre cose utili per la vita quotidiana.
   Queste idee hanno molto successo e tutti gli abitanti della città cercano di adeguarsi a questo nuovo stile di vita e piano piano si accorgono che la spazzatura diminuisce, chissà che fra due o tre mesi non si possa fare questo benedetto picnic?!
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LA CITTA' DI LEONIA 2
di Beatrice 
      Mentre Leonia e le città vicine continuavano a rinnovarsi e a espandersi, le montagne di rifiuti crescevano e la distanza tra una città e l'altra diminuiva. La situazione era diventata estrema, e ormai dietro ai modernissimi grattacieli si ergevano gigantesche montagne di spazzatura. Questo non era solo un difetto notato dai cittadini, che nei giorni più ventosi venivano investiti da una puzza terribile; lo era anche per i turisti, che arrivavano a Leonia con l'idea di trovarsi in un posto modernissimo e affascinante e che poi si ritrovavano circondati da rifiuti di ogni genere.
     Il sindaco, Osvaldo, non sapeva proprio cosa fare, andava avanti e indietro per le sale del suo ufficio, di tanto in tanto si affacciava dal balcone dell'ottantesimo piano e si dannava: “Come diavolo avrò fatto a far arrivare tutto a questo punto?” Dopo una lunga settimana di riflessioni, decise di convocare tutti i sindaci delle città intorno a Leonia, che erano afflitte dallo stesso problema.
     “Dovremmo riutilizzare alcuni dei nostri rifiuti”, osò dire il sindaco di Cadonia, che venne rimproverato da tutti gli altri: “Come potremmo mai riutilizzare le cose che ormai sono vecchie e ammucchiate? Sarebbe un disastro, e farebbe imbestialire i cittadini, ormai sono abituati ad usare solo cose nuovissime!” “Potremmo sotterrare tutti i rifiuti!” Provò il sindaco di Beltonia. “Sarebbe impossibile scavare buche così enormi!” Tante furono le idee, ma tutte erano irrealizzabili o troppo complicate.
     Ad un certo punto il sindaco di Ceronia, il paese più piccolo e più sotterrato dalle montagne di spazzatura, si alzò, e con tono solenne dichiarò “E' per colpa di Leonia che siamo in questa situazione, quindi sarà solo il suo sindaco a preoccuparsi della faccenda e a sistemare tutto.” Detto ciò se ne andò, e con lui la gran maggioranza delle persone.
     Osvaldo impallidì. Era vero, era Leonia la causa del problema, ma come potevano voltargli le spalle in questo modo? Dopo che la riunione finì, Osvaldo era disperato, ma dopo qualche ora la sua disperazione diventò rabbia: “Non ho bisogno di quella mandria di pecoroni! Si pentiranno delle loro azioni!”
     Il giorno seguente, Osvaldo si chiuse nel suo ufficio, non pranzò, non cenò, uscì dall'ufficio solo quando ebbe definito il suo piano. Avrebbe dichiarato guerra alle città che circondavano Leonia e avrebbe battuto sul tempo qualunque tipo di arma catapultando i rifiuti sulle città. Diede l'incarico ad alcuni scienziati di costruire delle catapulte molto potenti. Quando furono pronte, Osvaldo mandò un messaggio di guerra a tutte e venti le città che lo avevano “tradito”. Leonia entrò in subbuglio. Le catapulte cominciarono a funzionare: le città vennero pian piano sommerse dalla spazzatura. Dopo venti giorni, le città alzarono la bandiera bianca, senza neanche essere riuscite ad attaccare. Ormai Leonia era abbastanza pulita, e dai grattacieli si riusciva a scorgere l'orizzonte, che da tempo non si riusciva più a vedere.
     Tutti gli abitanti delle cittadine sommerse si trovarono costretti a trasferirsi, e alcuni andarono persino a vivere a Leonia.
     Osvaldo pensava che tutto fosse finito, aveva trionfato su tutto e si era anche liberato di tutta quella spazzatura, ma ormai tutti lo detestavano. Era odiato da tutti, aveva distrutto venti città a suon di rifiuti. Spesso trovava per strada delle folle di persone imbufalite che protestavano e rivolevano la loro casa, ma lui le ignorava.           
     Dopo due mesi si incominciarono già a vedere delle collinette di rifiuti, dopo altrettanto tempo, le collinette diventarono ancora più alte e svettavano come un tempo. Osvaldo non aveva concluso nulla, i rifiuti avevano trionfato su di lui. Un giorno, mentre usciva per fare la spesa, si trovò davanti al palazzo una folla di persone inferocite, armate di sacchetti pieni di bucce di banana, alimenti ammuffiti e scarti di interiora di pesce e carne. Lo sotterrarono fino alla vita di spazzatura puzzolente e si trovò costretto a dimettersi. Così si rese conto di aver fallito completamente.

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